Una serata particolare a Sasso di Castalda

Con grande orgoglio ed immenso senso di gratitudine, mi pregio di dare inizio ad una collaborazione con il mio amico e mentore Michele De Luca, per consegnare alla comunità sassese (e non solo) dei ricordi di vita vissuta e di eventi particolari, promossi o condivisi, nel nostro bel Sasso (o che hanno a che fare con storie riferibili al nostro paese o a nostri concittadini e conterranei.

 

Sasso, Edificio scolastico, I° Premio giornalistico Don Giuseppe De Luca, 13 agosto 1972

Qui Michele De Luca con Don Beniamino Cirone, il parroco di quegli anni a Sasso, che, appena arrivato, si rese, da subito, protagonista, non solo della vita parrocchiale e sociale della nostra piccola comunità, ma anche dei fermenti culturali che pervadevano Sasso in quegli anni

 

Sarà un filone che chiameremo “pillole di memoria”

E meglio non poteva cominciare che con un ricordo prezioso dell’attività del “Comitato per Manifestazioni Culturali di Sasso di Castalda” che tanta notorietà e tanto lustro portò a Sasso di Castalda, in quegli indimenticabili ed irripetibili anni settanta del novecento, ricchi di fermenti sociali, culturali e di costume, che videro protagonista il nostro piccolo borgo.

Un piccolo paese dell’interno della Lucania che diventava, di fatto, una piccola capitale della cultura.

 

Sasso,  Piazza del Popolo,  14 agosto 1976, Mostra mercato di “Basilicata Editrice”

 

DON PANCRAZIO CUCUZZIELLO

Una serata particolare a Sasso di Castalda (PZ)

di Michele De Luca

 

La sera del 21 agosto del 1976 andò in scena a Sasso di Castalda la pièce teatrale Don Pancrazio Cucuzziello di Pasquale Altavilla, spettacolo realizzato dalla Cooperativa Puglia Teatro di Bari, con la regìa di Michele Mirabella e con Rino Bizzarro nel magnifico costume della celebre maschera del “Biscegliese”.

La sera prima, Anna Casalino, Silvano Spadaccino, Carmela Vincenti e gli stessi Mirabella e Bizzarro avevano presentato in piazza lo spettacolo Pe’ nun murì se canta, con musiche popolari, versi di Alfonso Gatto e Rocco Scotellaro.

Quella lontana serata fu piuttosto “particolare”, tanto che, tre anni dopo, il direttore del “Quotidiano di Lecce”, Beppe Lopez, mi chiese di raccontarla in un articolo, che venne pubblicato il 21 agosto del 1979.

Mi sembrava esagerata l’importanza data da Bizzarro a quella “trasferta” dello spettacolo in terra di Lucania, dopo che lo stesso aveva avuto grande successo al Piccinni di Bari, al San Ferdinando di Napoli (in cui il Biscegliese si era preso la “rivincita” come protagonista mattatore e non più “spalla” di Pulcinella) e infine al Politecnico di Roma.

Ma indimenticabile resterà per Don Pancrazio quella serata sassese, dove tutto avrebbe potuto immaginare, meno che doversi truccare in una sacrestia e recitare nella chiesa madre davanti ad un pubblico straripante da navate e matronei.
Quella sera – scrivevo nell’articolo – lo spettacolo che si doveva tenere in piazza sarebbe sicuramente saltato a causa del cattivo tempo se Don Pancrazio non si fosse “imbattuto” in Don Beniamino, il parroco di Sasso, che, fugata subito qualche comprensibile titubanza, non si lasciò sfuggire l’occasione di gremire la chiesa, come avrebbe detto Sandro Ciotti, ai limiti della capienza. Certo non mancarono discussioni, prima, durante e dopo lo spettacolo; Don Pancrazio, con l’aiuto di Don Beniamino, era riuscito a movimentare la piazza del paese come nel giorno delle elezioni: c’era chi minacciava rappresaglie nei confronti del prete (ritiro di banchi donati, invio di lettere anonime al vescovo, ecc.) e chi, saltando da posizioni agnostiche a proclamazioni di fede repubblicana e anticlericale, riteneva comunque di cattivo gusto offendere un luogo sacro con uno spettacolo leggero.

Ma lo spettacolo si tenne con grande successo. L’incasso soltanto fu deludente: 12500 lire raccolte con la borsa che si usa all’offertorio per la questua.

Se lo spettacolo fu accolto semplicemente come una “serata diversa”, ci riconsegnò poi tristemente alla dipendenza del nostro Sud di cinquant’anni fa dal fattore meteorologico, che ne condizionava il raccolto così come una rappresentazione teatrale.

Per la Basilicata si trattò di un’altra occasione per rendersi conto delle sue carenze di spazi per la fruizione di un settore della cultura, come quello del teatro, che ancora non era visto che come un superfluo diversivo.

Comunque, si replicò la sera dopo a Satriano di Lucania, in chiesa, senza strascichi polemici.

2 pensieri su “Una serata particolare a Sasso di Castalda

  1. Dino Collazzo dice:

    Io c’ero, avevo 14 anni e il Comitato di Michele De Luca era faro di cultura. Ricordo pure le straordinarie varie edizioni della consegna del premio De Luca. In una, fu presente Gabriele De Rosa. Fu la prima?

  2. Michele De Luca dice:

    Caro Rocco,
    rispondo a te e a Dino, che approfitto per salutare caramente e ringraziare
    per le belle espressioni di apprezzamento nei confronti mio e del Comitato.
    Il prof. Gabriele De Rosa (che era Presidente della giuria del Premio, di cui
    facevano parte Giovanni Russo, Francesco M;algieri, Mario Picchi e Pasquale Villani)
    intervenne alla cerimonia conclusiva della terza edizione del Premio che si tenne
    nella sala consiliare del Comune di Sasso nella mattinata del giorno 27 ottobre del 1974.
    Il Premio fu assegnato ad Antonio Serravezza per il suo articolo “Il nuovo progetto
    dell’Università lucana” pubblicato sulla rivista “Basilicata” fondata e diretta da Leonardo
    Sacco. Il premio venne consegnato dal carissimo e compianto Michele Danza Sproviero,
    che era allora Presidente del Comitato. Gli sarei succeduto io subito dopo.
    Una piccola nota.
    Diciamo che a Seravezza, che nel ’74 era appena ventiseienne (essendo nato nel 1948,
    due anni dopo di me) il Premio ha portato bene, in quanto è stato poi professore ordinario
    prima nell’Università di Bologna e poi in quella della Tuscia, dedicando gran parte della sua
    attività scientifica nella filosofia della musica e nella storia dell’estetica musicale.

    Un caro saluto,
    Michele

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