Argentina e Uruguay 2026

Comitato di commiato all'aeroporto di Ezeiza Buenos Aires

 

Ho voluto aspettare che un nuovo viaggio verso lontane terre di emigrazione, progettato da almeno dieci anni, mi ridonasse motivazioni, entusiasmo e contatti utili a raccontare quasi due secoli di emigrazione dalle nostre terre.

Sono figlio di emigranti, in un paese svuotato dall’emigrazione e in una regione impoverita da quasi due secoli di emorragia migratoria: per tali ragioni non mi è affatto difficile recuperare ricordi e testimonianze, verbali e scritte, antiche e recenti. Una gran mole è già lì, in attesa di essere pubblicata, di uscire alla ribalta.

Emigranti a Belp, presso Berna, Svizzera, negli anni sessanta del novecento da destra, Perrone Michele, mio padre, Coronato Annunziata, mia madre - Perrone Giuseppe, mio zio e la moglie Petrone Raffaela - e gli amici di sempre Stigliano Paolo e la moglie Foglia Olga

Emigranti a Belp, presso Berna, Svizzera, negli anni sessanta del novecento

Serviva un carico di motivazioni, una scintilla che accendesse il fuoco sacro della ricerca, della passione del racconto, della condivisione.

Ed è arrivata da questo recente viaggio in Argentina: una vera e propria esperienza immersiva, fra emozioni e ricordi, aneddoti ed esperienze dolorose, volti nitidi e sembianze spente; alla ricerca della nostra perduta “Arca dell’Alleanza”, cioè di quella rete di costumi e tradizioni, di relazioni sociali e familiari, costruita e tenuta insieme dal cemento della disperazione, della speranza e della solidarietà, sedimentata, tramandata e forse mai codificata, che costituisce la nostra perduta “civiltà contadina”.

Cascate di Iguazu, fra Argentina Brasile e Paraguay, nella lussuriosa vegetazione della Foresta Amazzonica

 

Un viaggio che non doveva essere (e non è stato!) semplicemente verso luoghi belli, magari esotici, città nuove, vive e godibili, ad incontrare vecchi amici e persone nuove, con cui gustare prelibatezze gastronomiche irripetibili: insomma a godersi una meritata vacanza.
Ho voluto fare questo viaggio con Ima, mia moglie, la compagna inseparabile ed insuperabile di una vita, poiché, conoscendone e confidando nel suo bagaglio culturale, unito ad una innata sete di conoscenza ed a uno spirito di ricerca instancabile, potessimo affrontare insieme, con le energie necessarie e sufficienti, quello che sapevo poteva essere (ed è stato!) un vero e proprio viaggio nello spazio e nel tempo, un percorso di ricerca socio-etno-culturale, fra gallerie di immagini, di ricordi, di racconti, di aneddoti curiosi, ma molto spesso anche dolorosi, alla ricerca di radici paradossalmente più nitidamente riconoscibili così lontano, che qui da noi.
Anche la lingua, il nostro dialetto, ormai diluito ed annacquato, ha conservato una maggiore purezza; come il cibo!

 

Ima davanti all'Iguazú Grand Hotel, modernissimo ed accogliente hotel nel cuore della foresta amazzonica

 

Questa esperienza è stata resa possibile e, soprattutto, gradevole ed alla fine indimenticabile, grazie all’accoglienza straordinaria che avrebbe lusingato anche un rapporto fraterno o amicale di lunga data, al supporto logistico competente e potente, nonché affettuoso e discreto, di due persone meravigliose

Antonio e Fulvia

Testardamente brienzano e lucano Antonio Dimare, custode sopraffine di tradizioni linguistiche e culinarie della nostra terra, nonostante 70 di emigrazione.

Orgogliosamente friulana, ma di fatto più lucana di noi, Fulvia Dobrilla

Antonio e Fulvia ad accompagnarci nella recente visita al Saladillo, cittadina nella "Pampa" argentina cara all'emigrazione sassese

 

Antonio e Fulvia, sono uniti nella vita da un pluridecennale rapporto matrimoniale che tutto è fuorché un vincolo, ma un lungo viaggio fatto in compagnia, con rispetto e curiosità reciproca, solidali e complici allo stesso tempo, insieme a coltivare sogni e produrre felicità e benessere per sé, per la splendida famiglia che hanno tirato su (cinque figli: Daniel, Fabian, Sergio, Gabriel e Sabrina) e tengono insieme in una comunità di intenti, oltre che di affetti, che potrebbe essere da studio antropologico.

Antonio Dimare e Fulvia Dobrilla giovani sposi in cerca di futuro

 

Antonio e Fulvia rappresentano il paradigma di una emigrazione di successo.

Il successo della laboriosità, dell’intelligenza, del coraggio, dell’ostinazione e dell’umiltà, insomma della capacità di resilienza italiana, che ci rende fieri ed orgogliosi dei nostri compatrioti nel mondo.

Famiglia Dimare dopo l'emigrazione in Argentina

 

Spero di poter raccontare più dettagliatamente, in futuro (appena avrò in formato digitale il libro che ne illustra la storia), il percorso di Antonio e Fulvia, dall’arrivo in terra straniera, con il nulla alle spalle ed il futuro davanti (forse) tutto da costruire; passando per il negozietto nell’immagine di cui sopra fino all’impresa della fabbrica di giocattoli RASTI, famosa in tutto il mondo.

Antonio e Fulvia nel piano di esposizione dei giocattoli alla fabbrica RASTI juguetes, dopo aver ricevuto un tenero attestato di stima dai bambini di una scolaresca in visita.

 

Il supporto logistico e la rete di relazioni nel mondo dell’emigrazione lucana in Argentina, di Antonio e Fulvia, ci ha consentito di vivere e condividere esperienze emozionali indelebili non solo con la loro splendida famiglia

Famiglia Dimare impegnati in un Asado
Famiglia Dimare in pausa aziendale alla RASTI Juguetes

 

Ma anche di recuperare momenti di convivialità con Peppe Dimare, il fratello di Antonio, e la simpaticissima moglie Rosa, che mi avevano preziosamente ospitato e supportato in una precedente missione di ricerca a Buenos Aires, oltre vent’anni fa.

E rinsaldare il rapporto di amicizia e di scambio di informazioni con un altro emigrante brienzano di successo: Antonio Coppola e la Moglie Teresa

Antonio Coppola ad una serata di tango nel Caffé Tortoni

 

Nonché con la numerosa e vivacissima comunità brienzana in Argentina in una emozionante serata al circolo di Brienza a Buenos Aires.

Scuola di cultura italiana al Circolo Brienzano di Buenos Aires

 

Abbiamo fatto una breve spedizione in Uruguay, a Montevideo.

Non abbiamo potuto visitare il Santuario Nacional de la Virgen del Verdún, voluto e realizzato da un sassese a cui la nostra comunità è stata sempre molto legata: Don Giuseppe De Luca (senior), zio del più famoso ed illustre sassese Don Giuseppe De Luca (prete romano, come lui stesso amava definirsi), che ne portava il nome proprio per onorarne la figura.

Ma abbiamo scoperto che la fondazione del più antico e famoso ospedale della città di Montevideo, l’Ospedale Italiano, realizzato già nella seconda metà dell’ottocento da medici ed imprenditori pugliesi emigrati in Uruguay, hanno un discendente legato in matrimonio ad una nostra illustre concittadina in Montevideo, Liliana Di Lorenzo, discendente di un’affermata famiglia sassese, non più presente ad oggi nella nostra comunità.

Liliana Di Lorenzo ed il marito, in primo piano, con le carte dell'albero genealogico di famiglia, insieme ad Angelina Coronato al Casinò di Montevideo

 

Liliana e la sua famiglia erano già stati a Sasso, per una meticolosa e sapiente ricerca delle origini, ed il reincontro in Uruguay, oltre che piacevole, è risultato foriero di tante nuove informazioni e progetti di diffusione delle stesse.

Liliana De Lorenzo, il marito, Angelina Coronato e Ima a Montevideo

 

Guida preziosa nel nostro excursus per le vie ed i palazzi della capitale Montevideo è stata la cara e sapiente nostra concittadina, orgogliosamente sassese, Angelina Coronato, che io avevo conosciuto anni addietro come rappresentante e Presidente dell’Associazione dei Lucani in Uruguay.

Angelina Coronato e Ima alla sede dell'Associazione Lucana di Montevideo

 

Instancabile, vulcanica animatrice della Comunità Lucana in Uruguay, conosciuta e stimata professionista, sia fra i nostri compatrioti che nella società uruguagia, ha reso oltremodo gradevole la nostra giornata a Montevideo.

La visita al Parlamento e all’Estadio Nacional de Montevideo, sono solo l’iceberg di una giornata intensissima e ricchissima di spunti e sorprese.

Angelina Coronato e Ima al Parlamento di Montevideo
Angelina Coronato e Ima all'Estadio Nacional de Montevideo

 

Abbiamo fatto una escursione nella pampa Argentina fino alla città di Saladillo, nel luogo dove sono depositati tanti ricordi dell’emigrazione sassese in Argentina, testimoniati dalla cappella dedicata a San Rocco, il santo protettore della nostra comunità, a sancire un attaccamento alle radici che i nostri emigranti in quel luogo non hanno mai rescisso.

E lì abbiamo recuperato e riedito il rapporto di amicizia e condivisione con la storica “senatora” della Provincia di Buenos Aires: Filomena Doti.

Discendente di una famiglia di artigiani sassesi, emigrati in quel luogo remoto della sterminata pampa sudamericana, nella seconda metà dell’ottocento, diventati poi un prezioso punto di riferimento logistico e culturale per una numerosa e laboriosa comunità di emigranti sassesi, Filomena Doti, candidata ed eletta ad una carica istituzionale di notevole prestigio, rappresenta l’emblema di come e quanto la comunità sassese sia radicata ed integrata nella società argentina.

Filomena Doti, storica "senatora" della Provincia di Buenos Aires a cavallo Ventesimo e ventunesimo secolo

3 pensieri su “Argentina e Uruguay 2026

  1. Rocco Perrone dice:

    Il tuo racconto della visita al Rio de la Plata (così lo chiamiamo per collegare etimologicamente Buenos Aires e Montevideo) è davvero commovente! Sono felice che ti sia piaciuto quel viaggio e che tu stia arricchendo il blog con queste esperienze.
    mi scrive Liliana di Lorenzo.

  2. Rocco Perrone dice:

    Bellissimo relato del viaje.
    lo leeré y releere michas veces.
    Mi emocion es immensa.
    Gracia infinitas por el recuerdo
    Un abrazo.
    Filomena Doti
    Saladillo

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