La festa di San Rocco per i Sassesi d’oltreoceano

Alcune note sul diario del recente viaggio in Sudamerica me le consentirete.

Innanzitutto la precisazione che tanti dei luoghi (ed anche dei volti) visitati ora, erano per me già noti e cari. Due viaggi, intorno a 25 anni fa, mi avevano portato a scoprire quei luoghi ed a conoscere tanti riferimenti della nostra emigrazione, molti dei quali, purtroppo, non ho potuto rivedere in questa occasione.

Il primo viaggio risale al gennaio 2002. Mia guida preziosa e mentore sopraffine, nell’aggirarmi fra città, strade e terre sconfinate della nazione argentina, fu allora Rocco Lopardo (Roque), figlio di emigranti brienzani ed emigrante lui stesso.

Roque aveva a Buenos Aires (dove aveva vissuto per una trentina di anni), tutta la sua famiglia: la madre anziana; la sorella Titina, che gestiva, insieme al marito paraguaiano, un rinomato e centralissimo locale di caffetteria e ristorazione (affacciava proprio sulla piazza antistante il parlamento argentino: oggi purtroppo è chiuso); il fratello Gianni e la cognata Abi, che lavorava allora in un reparto di ematologia dell’Hospital General de Agudos J. M. Ramos Mejía, uno dei principali ospedali pubblici e gratuiti di Buenos Aires, che offre assistenza medica d’emergenza e specialistica a tutti i cittadini e si trova nel cuore della città; andammo a trovarla sul posto di lavoro, anche per informarci sulla situazione della sanità pubblica argentina in quel frangente: lei, biologa, dirigeva un laboratorio di terapia anticoaugulante orale (TAO: io allora mi occupavo proprio di questo) e, ricordo che, con grande meraviglia mia, mi riferì che riuscivano a procurarsi, in modo del tutto autonomo e a basso costo, la tromboplastina (un analita indispensabile per il monitoraggio della coaugulazione e costosissimo, nel circuito farmacologico industriale) dal cervello di coniglio.

Io invece mi sono unito a Roque, portandomi dietro solo un carico di raccomandazioni e preghiere, da parte di tanti miei concittadini sassesi, di cercare, trovare e recuperare buone notizie di familiari, parenti vari e conoscenti, di cui si erano ormai perse le tracce o comunque diradato l’epistolario.

E furono proprio pochi indirizzi, autografati su vecchie buste da lettera di un’antica corrispondenza non più in essere, che mi accompagnarono in questo viaggio alla volta di una surreale e non agevole ricerca.

Insieme ad una fotocopia di un vecchio giornalino, fatto stampare dalla procura della festa patronale di San Rocco, che in quegli anni (1913/14), era rappresentata da Vincenzino Rotundo, il nonno di Mariele Ventre e proprietario del palazzo appena restaurato ed aperto al pubblico, a Sasso.

Festa di San Rocco 1913 a Sasso

 

Il giornalino, che avevo recuperato proprio in quegli anni, rappresentava la rendicontazione delle spese sostenute, anno per anno, per la festa del santo patrono a Sasso e la descrizione dettagliata delle entrate, che, con mia somma meraviglia, provenivano per la stragrande maggioranza da oltreoceano.

Festa di San Rocco 1913 a Sasso

 

Alcuni emigranti sassesi, evidentemente legati con profonda devozione al Santo Patrono di Sasso, personaggi riconosciuti ed animatori di diverse numerose comunità sassesi, tanto in Nord America quanto in Argentina, Brasile ed Uruguay, provvedevano a raccogliere oboli ed a spedirli per la festa di San Rocco a Sasso.

Festa di San Rocco 1913 a Sasso

 

Oltre alla forte comunità sassese di Montevideo (che però allora non riuscii a raggiungere), le più importanti e più numerose si trovavano proprio in Argentina, a Buenos Aires e in un posto a me sconosciuto, fino ad allora: Saladillo.

Festa di San Rocco 1913 a Sasso

 

iN AGGIORNAMENTO….CONTINUA

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